L’artrosi è stata sempre considerata una malattia su base degenerativa, in realtà dalla letteratura è noto che si tratta di una patologia su base infiammatoria, in particolare si tratta di un’infiammazione cronica di basso grado (o infiammazione silente). 

Nello specifico, l’infiammazione cronica di basso grado gioca un ruolo chiave nella patogenesi dell’Osteoartrosi e nel peggioramento delle condizioni cliniche perché agisce in silenzio, senza sintomi aggravando la degenerazione articolare e provocando avanzamento silente della malattia! 

Partendo da queste basi, si possono distinguere 2 momenti della patologia: 

Fase iniziale, dove per fattori intercorrenti (pratica sportiva, traumi, overuse) il paziente vivrà dei periodi di flogosi acuta, con dolore intenso a carico delle articolazioni, di solito gestito con sintomatici. In questi casi, una volta trattata la fase acuta, risulta però necessario intervenire – su una patologia cronica evolutiva come l’artrosi – con un trattamento continuo e costante nel tempo, che agisca su più punti: infiammazione (a vari livelli) e degenerazione, senza effetti collaterali.

Fase avanzata, che si manifesta con il progredire dell’età, in cui si ha la cronicizzazione del processo artrosico che acquisisce sempre maggiore complessità coinvolgendo più strutture contemporaneamente:

  • Cartilagini – progressione del processo degenerativo con rigidità e perdita della funzionalità articolare;
  • Muscoli – perdita di massa e forza muscolare con conseguente difficoltà nei movimenti, minore autonomia alla deambulazione, maggior rischio di cadute e di fratture;
  • Ossa – demineralizzazione ossea con incremento esponenziale della fragilità.

In sintesi, indipendentemente dal momento fisiopatologico, risulta opportuno intervenire con un approccio completo che preveda un’azione mirata alla flogosi e degenerazione nelle fasi iniziali e un intervento su cartilagine, muscolo e ossa, nelle fasi più avanzate.