Il termine edema deriva dal greco οἴδημα «gonfiore» ed indica un aumento di volume anomalo che compare in una zona del corpo a causa dell’accumulo di liquidi che si verifica nello spazio presente tra le cellule, al di fuori dei vasi sanguigni, detto tessuto interstiziale.

In questo articolo parliamo di edemi localizzati che interessano aree limitate dell’organismo. Tra questi, uno dei più frequenti è l’edema di origine traumatica, o edema traumatico, che può essere causato da distorsioni, stiramenti, strappi muscolari oppure può presentarsi a seguito di interventi chirurgici, anche di tipo estetico

In questi casi al gonfiore si associa anche l’ematoma, dovuto alla fuoriuscita di sangue dai vasi sanguigni per rottura degli stessi in seguito al trauma. Un sintomo che caratterizza l’edema traumatico è il dolore localizzato per l’instaurarsi dei fenomeni infiammatori. Quindi, l’edema traumatico è un edema che si presenta rapidamente e che deve essere risolto rapidamente con l’obiettivo di:

  • evitare l’organizzazione dell’essudato
  • ridurre l’infiammazione e il dolore
  • ristabilire la funzionalità dell’organo colpito, ad esempio un’articolazione.

Ma perché a seguito di un trauma l’edema può organizzarsi? Il trauma, come precedentemente detto, provoca la rottura dei capillari sanguigni con passaggio di sangue nel tessuto interstiziale. In altre parole, oltre alla componente liquida, l’interstizio sarà invaso da cellule del sangue -piastrine, globuli rossi e globuli bianchi- e da proteine, tra cui il fibrinogeno che andrà a trasformarsi in fibrina. Per tutto ciò, l’edema traumatico va trattato subito con lo scopo di risolvere il quadro clinico nel giro di pochi giorni. Oltre al riposo e all’applicazione di ghiaccio e creme ad azione antinfiammatoria ed antiedemigena, si può consultare il medico per farsi consigliare dei trattamenti che puntino a:

  • ridurre velocemente il gonfiore, con interventi atti a migliorare l’efficienza del drenaggio linfatico;
  • contrastare il processo infiammatorio a carico del tessuto interstiziale e ridurre il dolore locale;
  • annullare il rischio dell’organizzazione dell’essudato con un’azione proteolitica che agisca direttamente sulla produzione di fibrina.

Il contemporaneo intervento su tutti questi aspetti garantisce una più rapida ripresa funzionale dell’organo colpito.