Per parlare di edema dobbiamo capire, innanzitutto, quali distretti sono coinvolti nella sua genesi.

I distretti coinvolti nella genesi dell’edema sono tre: i capillari sanguigni, i vasi linfatici e il tessuto interstiziale.

Quale ruolo hanno i tre distretti nella genesi dell’edema?

Partiamo dai capillari.
I capillari hanno il ruolo di portare il sangue alle cellule, ai tessuti, agli organi. Il sangue cede l’ossigeno e i nutrienti ai tessuti e porta via l’anidride carbonica e i cataboliti dai tessuti.
I capillari, dunque, sono indispensabili per la vitalità delle cellule.

Cosa succede in caso di edema, ad esempio, dopo una distorsione o dopo un trauma?

In questi casi i capillari (i vasi sanguigni del microcircolo) vengono invasi da un volume di sangue superiore alla norma e ciò determina un aumento della pressione interna (pressione idrostatica).
La pressione idrostatica aumentata spinge sulle pareti dei capillari che si dilatano e le cellule endoteliali si distanziano; attraverso lo spazio tra una cellula e l’altra passa la parte liquida del sangue che inonda le cellule e il tessuto interstiziale.

Se l’aumento di pressione idrostatica persiste nel tempo, la distanza tra le cellule endoteliale si intensifica e potrebbero passare anche sali minerali, proteine -come il fibrinogeno- o, addirittura,  globuli rossi. In quest’ultimo caso l’edema si trasforma in ematoma o edema emorragico.

Ma rimaniamo sull’edema.
L’eccesso di liquidi inonda il tessuto interstiziale che aumenta di volume e, dall’esterno, appare gonfio: situazione tipica è la caviglia che si gonfia dopo una distorsione.

Come reagisce il tessuto a questa fuoriuscita eccessiva di liquido?

Il tessuto può reagire con fenomeni infiammatori, in altri termini, si innesca una flogosi come meccanismo di difesa. La flogosi, però, può stimolare la persistenza dell’edema, in quanto richiama più sangue in loco, mantiene l’aumento della pressione idrostatica, agevola la fuoriuscita dei liquidi dai capillari e, in ultima analisi, innesca un circolo vizioso che mantiene l’edema.

Cosa fanno i vasi linfatici?

Fisiologicamente il vaso linfatico è un’idrovora. Drena il liquido dai tessuti e lo riporta nel circolo sanguigno.
Ma ha un limite! Non può drenare un eccesso di liquido e quindi deve lavorare di più, più velocemente e con un’attività maggiore ma spesso non ce la fa, va incontro ad uno scompenso e l’edema diventa persistente.
Quindi bisogna intervenire. Si può intervenire solo sui capillari, o solo sui linfatici o solo sul tessuto interstiziale.

Ma come sarebbe se intervenissimo su tutti e tre i distretti contemporaneamente?

Avremmo una risoluzione dell’edema in tempi molto più rapidi.

Perché?

Perché l’intervento sui capillari riduce la permeabilità, riavvicina le cellule e quindi il liquido smette di fuoriuscire dal capillare. L’intervento sui linfatici aumenta l’attività di drenaggio e quindi risucchia più velocemente il liquido già fuoriuscito. L’intervento sul tessuto interstiziale riduce l’infiammazione e quindi riduce lo stimolo continuo alla fuoriuscita di ulteriore liquido.