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Le neuropatie periferiche rappresentano una patologia molto frequente (in Italia colpiscono circa il 13% della popolazione oltre i 55 anni) e a lungo andare possono diventare invalidanti. Molto spesso insorgono come conseguenza di alcune malattie sistemiche, di cui talora si presentano come prima manifestazione. I sintomi variano a seconda che siano coinvolti nervi di tipo motorio, sensitivo o autonomo. I nervi motori sono responsabili dei cosiddetti movimenti volontari (movimenti sotto il nostro controllo); i nervi sensitivi sono quelli che ci consentono di percepire dolore, vibrazioni, caldo, freddo, ecc.; i nervi autonomi (o autonomici o vegetativi) sono deputati al controllo delle funzioni involontarie, come il respiro, il battito cardiaco, la pressione arteriosa, i movimenti intestinali, il controllo degli sfinteri, il controllo dell’equilibrio, ecc.

Quali sono i sintomi di una neuropatia periferica?

I sintomi sensitivi possono essere di due tipologie: positivi o negativi.

I sintomi sensitivi positivi sono di tipo irritativo e si manifestano con parestesie (alterazione della sensibilità) e formicolii, iperalgesia (dolore in seguito a stimolo doloroso molto lieve), allodinia (dolore in seguito a stimolo tattile che nelle normali condizioni non produce dolore), dolore neuropatico in assenza di stimolo. I sintomi sensitivi negativi sono di tipo deficitario: ipoestesia (senso di intorpidimento, ridotta sensibilità per una o più modalità percettive -tattile, termica, dolorifica, di vibrazione, o del senso di posizione) o anestesia (assenza completa di sensibilità).

I sintomi motori sono di tipo deficitario e consistono nella debolezza o ipostenia di un muscolo o di un gruppo di muscoli. La debolezza si accompagna in genere ad atrofia muscolare, più o meno marcata, e può configurare una vera e propria plegia (paralisi completa) di uno o più arti. Infine, consideriamo i sintomi autonomici che sono spesso difficili da riconoscere e diagnosticare: ad esempio l’alterazione del battito cardiaco nel senso di un rallentamento (bradicardia) o accelerazione (tachicardia); l’alterazione del transito intestinale nel senso di un rallentamento (stipsi) o accelerazione (diarrea). Oppure, può esserci un’alterazione degli sfinteri, ad esempio quello della vescica, nel senso di un’eccessiva contrazione (ritenzione delle urine) o ridotta contrazione (perdita di urine).

Le neuropatie si possono classificare in base alla loro evoluzione nel tempo: acute, subacute o croniche, oppure in base alla cause che sono all’origine.

Quali sono le cause delle neuropatie?

Neuropatie ereditarie, da anomalie genetiche; Neuropatie acquisite, conseguenti ad altre malattie (sono le più frequenti); Neuropatie idiopatiche, quando la loro causa non è nota. L’origine delle neuropatie ereditarie è da ricercarsi sempre in anomalie genetiche. Le neuropatie acquisite possono essere legate a numerose cause. Molte sono associate a patologie di carattere sistemico come, per esempio, il diabete, l’insufficienza renale o le epatopatie; altre sono provocate da infezioni virali o batteriche, altre possono essere causate da farmaci o da deficit nutrizionali, altre sono di tipo immuno-mediato (neuropatie su base immunitaria); rientrano in quest’ultimo gruppo la sindrome di Guillain-Barré, le neuropatie vasculitiche e le neuropatie associate a gammopatie monoclonali.

Per curare le neuropatie è importante agire a più livelli:

-eliminare la causa (laddove possibile)

-ridurre la sintomatologia

-stimolare la rigenerazione del nervo

-rallentare il decorso della malattia.

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