6 consigli per migliorare la circolazione delle gambe nel periodo estivo 

Spiaggia al tramonto per disturbi alla circolazione in estate

1 – Bere 8-10 bicchieri d’acqua ogni giorno. Quando le temperature aumentano, dovrebbe aumentare anche l’assunzione di acqua. Ciò è particolarmente vero se si assumono cibi molto salati.

2 – Non rimanere fermi troppo a lungo. Abbiamo tutti bisogno di rilassarci di tanto in tanto. Ma è molto importante assicurasi di fare un po’ di movimento nell’arco della giornata, in modo da non rimanere fermi per lunghi periodi. Fare una passeggiata o una nuotata sarà di grande aiuto nello stimolare la circolazione sanguigna.

3 – Trascorrere del tempo in uno spazio climatizzato Durante le calde giornate estive, può essere di grande sollievo prendersi una tregua in un posto climatizzato per riposare a temperature fresche.

4 – Sollevare periodicamente i piedi. Se noti che il gonfiore inizia a manifestarsi, cerca di riposare qualche minuto con i piedi leggermente sollevati. Farlo più volte al giorno può aiutare il cuore a pompare meglio il sangue ed evitare che si accumuli a livello degli arti inferiori. Durante il riposo notturno, può aiutare appoggiare i piedi su un cuscino. Questo è particolarmente consigliato per le persone diabetiche.

5 – Mangiare cibi ricchi di acqua e fibre. Alcuni cibi sono noti per aiutare ad eliminare i liquidi in eccesso nel corpo. Alcuni esempi sono: fagiolini, verdure a foglia verde, zucca, ananas, limoni, cipolle e barbabietola.

6 – Massaggiare periodicamente piedi e caviglie. Si può favorire la circolazione massaggiandosi piedi e caviglie quando possibile. 

Azione neurotrofica e neuroprotettiva del complesso vitaminico B

fascio di luci

Le vitamine del complesso B costituiscono un’importante opzione a supporto del trattamento delle neuropatie periferiche per la loro azione neurotrofica e neuroprotettiva,.1 Partecipano infatti a numerose reazioni metaboliche cellulari: 

La tiamina o Vitamina B1 è necessaria nel metabolismo dei carboidrati, favorisce lo stato generale di nutrizione dei tessuti nervosi. La carenza causa danni al sistema nervoso, deperimento generale e alcune condizioni specifiche. La tiamina è molto diffusa sia negli alimenti vegetali che in quelli animali. Il suo fabbisogno, che è di almeno 0,8 mg al giorno (0,4 mg ogni 1000 kcal assunte) è appena coperto da un normale regime alimentare.2

La riboflavina, vitamina B2, è una vitamina che l’organismo utilizza per metabolizzare grassi, proteine e carboidrati e produrre energia. Inoltre, la riboflavina funziona come antiossidante proteggendo le cellule dallo stress ossidativo.
Sebbene sia contenuta in molti alimenti, una parte viene perduta con la cottura dei cibi. Il fabbisogno giornaliero è di 0,6 mg ogni 1000 kcal assunte.3

L’ acido pantotenico o vitamina B5 partecipa ai processi di mielinizzazione ed alla sintesi di alcuni neurotrasmettitori. É presente in molti alimenti di origine animale e vegetale, soprattutto nel fegato, tuorlo d’uovo, legumi e lievito di birra. Il suo fabbisogno quotidiano è di 3-12 mg al giorno.4

La vitamina B6 o piridossina contribuisce alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento ed alla normale funzione del sistema immunitario. La carenza di B6 è piuttosto rara, e solitamente causa apatia e debolezza. Il fabbisogno giornaliero è stimato in almeno 1,5 mg al giorno.5

La cobalamina o vitamina B12, nel sistema nervoso, agisce come coenzima nella reazione della metil malonil-CoA mutasi, necessaria per la sintesi della mielina. La carenza di vitamina B12 può avere conseguenze sulla corretta sintesi di mielina, portando a diverse disfunzioni del sistema nervoso centrale e periferico. La B12 è presente in tutti gli alimenti animali in minime quantità. Il suo fabbisogno minimo giornaliero è di almeno 2 microgrammi.

BIBLIOGRAFIA:

  1. Terni E, et al. Appropriatezza diagnostica e trattamento delle neuropatie periferiche. Aggiornamento Medico 2015;39:15‐9.
  2. https://www.epicentro.iss.it/vitamine/
  3. Mahabadi N, Bhusal A, Banks SW. Riboflavin Deficiency. [Updated 2022 Jan 30]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2022 Jan-.
  4. Ismail N, Kureishy N, Church SJ, et al. Vitamin B5 (d-pantothenic acid) localizes in myelinated structures of the rat brain: Potential role for cerebral vitamin B5 stores in local myelin homeostasis. Biochem Biophys Res Commun. 2020 Jan 29;522(1):220-225.
  5. Ueland PM, McCann A, Midttun Ø, Ulvik A. Inflammation, vitamin B6 and related pathways. Mol Aspects Med. 2017 Feb;53:10-27.
  6. Briani C, Dalla Torre C, Citton V, Manara R, Pompanin S, Binotto G, Adami F. Cobalamin deficiency: clinical picture and radiological findings. Nutrients. 2013 Nov 15;5(11):4521-39.

Artrosi: degenerazione e infiammazione

L’artrosi è la conseguenza di un processo cronico evolutivo che investe in primis la cartilagine e
conseguentemente tutti gli altri tessuti dell’articolazione, osso compreso.
L’infiammazione cronica riveste un’importanza di primo piano nel processo artrosico. In particolare, è l’infiammazione cronica di basso grado (o infiammazione silente) che gioca un ruolo chiave nella patogenesi dell’artrosi e nel peggioramento delle condizioni cliniche perché agisce in silenzio, senza sintomi.
Quindi, è necessario un NUOVO APPROCCIO che ponga attenzione contemporaneamente alla DEGENERAZIONE e all’INFIAMMAZIONE, con la massima compliance per il paziente.
L’artrosi è una condizione patologica degenerativa in cui si assiste al graduale assottigliamento, fino alla totale scomparsa, della cartilagine articolare. Lo strato cartilagineo, si usura nel tempo fino ad usurarsi e lasciare scoperto l’osso sottostante. L’osso reagisce allo sfregamento formando osteofiti e zone di osteosclerosi nelle zone più sottoposte al peso, la capsula articolare si gonfia, le membrane sinoviali si infiammano.
In questo stato carenziale, per proteggere correttamente le cartilagini occorre prestare attenzione al loro trofismo apportando una quota integrativa delle sostanze che la compongono. Tutto questo al fine di contrastare la degenerazione e l’infiammazione che alimenta la patologia.

Cos’è l’Elettromiografia

L’elettromiografia (EMG) è un’indagine diagnostica che si esegue con lo scopo di valutare patologie a carico del sistema nervoso periferico, patologie neuromuscolari e muscolari.

L’elettromiografia è un esame di tipo funzionale, cioè indaga la funzionalità del nervo o del muscolo.

L’esame si compone di tre fasi:

  • Elettromiografia
  • Elettroneurografia
  • Elettromiografia di singola fibra

Perché si esegue l’elettromiografia?

L’EMG misura i potenziali elettrici che si formano in un muscolo durante la sua contrazione volontaria. I potenziali sono causati dalla depolarizzazione delle fibre muscolari, in risposta all’arrivo di un impulso alla sinapsi neuromuscolare (contatto per contiguità e non per continuità, tra nervo e muscolo).

La contrazione muscolare avviene grazie al rilascio di acetilcolina e termina grazie all’inibizione di questo enzima da parte della colinesterasi.

La misurazione di questi potenziali avviene tramite l’inserzione di un elettrodo ad ago (sterile e monouso) di dimensioni e calibro variabili a seconda della dimensione e dell’ubicazione del muscolo che si vuole studiare, oppure tramite l’apposizione di elettrodi di superficie.

Del muscolo oggetto di studio, si valutano sia l’attività registrata a riposo, che l’attività durante massima contrazione volontaria. I tracciati che si ottengono forniscono informazioni precise sul tipo di patologia, consentendo all’operatore di distinguere tra una malattia muscolare e una malattia del sistema nervoso periferico.

L’importanza della riabilitazione

equilibrio delle funzioni permesso dalla riabilitazione post trauma


Dopo un trauma lesivo a carico dei tessuti a seguito, per esempio, di un’operazione chirurgica, si instaura un processo di riparazione tissutale che rappresenta la risposta fisiologica dell’organismo.

• Fase infiammatoria (primi 5 giorni);
• Fase proliferativa (dal 3 o al 24 o giorno);
• Fase di maturazione o di rimodellamento (dal 6-10 o giorno al 12-24 o mese).

L’infiammazione rappresenta la risposta difensiva locale del tessuto connettivo ad un danno provocato dall’azione di origine meccanica, dell’intervento (lesione dei tessuti, inserimento di protesi…) che, in condizioni fisiologiche, occupa un periodo di circa 3-5 giorni. Il dolore post-operatorio (controllato con terapie farmacologiche specifiche), spesso si accompagna alla presenza di edema nell’area dell’incisione chirurgica e nei tessuti circostanti, anche per l’impossibilità alla mobilitazione dell’arto operato.

La fase proliferativa del processo di guarigione inizia già dal 2-3° giorno successivo alla lesione e, in condizioni fisiologiche, si protrae per un periodo di circa 24 giorni. Poiché questa è una “fase di sintesi”, di riparazione e di riorganizzazione tissutale, il programma riabilitativo prevederà su strategie terapeutiche con azione biostimolante cicatriziale e in grado di riattivare il metabolismo cellulare per consentire l’apporto di ossigeno e di sostanze nutritive.

Scopo principale della riabilitazione post operatoria è il ripristino progressivo delle proprietà biomeccaniche e della funzionalità dell’organo. In questo contesto, l’approccio ideale per la gestione del paziente si baserà su un trattamento combinato di riabilitazione e terapie atte a ridurre l’edema ed evitare la sua organizzazione.

Tendinopatie: guarire senza rischi

 

I disturbi dei tendini rappresentano un problema molto diffuso tra le persone che praticano attività fisica in modo agonistico o amatoriale. Possono comparire in seguito ad infortuni che colpiscono alcune categorie di lavoratori, i quali sottopongono le articolazioni a stress continui.

Le cause principali sono di origine meccanica:

  • traumi diretti
  • microlesioni 
  • sovraccarico funzionale, detto anche overuse (l’uso eccessivo e ripetuto di alcuni tendini)

Come si manifesta una tendinopatia

Il dolore è il sintomo principale che ci mette in allerta, dapprima si manifesta solo durante il movimento, poi anche a riposo.

In queste situazioni, il nostro primo impulso è cercare di spegnere subito il dolore e recuperare quanto prima il nostro benessere articolare e tendineo. Ma il dolore è un sintomo importante, un campanello di allarme che ci informa su quanto sta accadendo nei nostri tendini.

Con il dolore, il nostro corpo ci sollecita a prenderci cura del problema, non a spegnere la spia e proseguire la marcia. Pertanto, in queste situazioni, è bene recuperare gradualmente la forma fisica e dare ai nostri tendini il tempo giusto per guarire. 

Il dolore è correlato all’ infiammazione e all’edema, che provoca compressione dei vasi sanguigni e dei nervi. Il rischio di complicanze è reale e può condurre alla rottura del tendine stesso o a continue riacutizzazioni.

Per accelerare la guarigione e ridurre i rischi di ricadute e di rottura, è necessario da un lato evitare un intervento drastico sul dolore (come l’utilizzo costante di antidolorifici) e dall’altro ripristinare la fisiologica perfusione tendinea, ridurre l’infiammazione, l’edema e riprendere l’attività fisica con gradualità.

Lombocruralgia e Lombosciatalgia quali differenze?



La Lombocruralgia è una patologia dolorosa dovuta all’interessamento del nervo crurale, detto anche nervo femorale, che ha origine dalle radici nervose del midollo spinale a livello delle vertebre lombari (L2-L3-L4).

Il disturbo si presenta con forte dolore che interessa l’inguine, l’anca e la parte anteriore e interna della coscia fino al ginocchio. Tra le cause più frequenti c’è la compressione del nervo in sede vertebrale (artrosi, ernia del disco) oppure l’infiammazione conseguente a traumi, stiramenti o patologie concomitanti.

Oltre al dolore si evidenzia difficoltà nel muovere la gamba, in particolare esiste una limitazione all’estensione della coscia; a ciò si può associare il mal di schiena e una riduzione del riflesso tendineo alla rotula. 

La lombosciatalgia nota anche come sciatalgia, o più comunemente “sciatica”, fa riferimento ad un insieme di sintomi che originano dalla radice nervosa di una vertebra lombare o sacrale e si presentano lungo tutto il decorso del nervo sciatico. Essendo il nervo sciatico il nervo più lungo e voluminoso del corpo umano, la sua compressione provoca sintomi in tutte le regioni corporee che attraversa: zona lombare della schiena, gluteo, parte posteriore della coscia, cavità poplitea (il cavo posteriore del ginocchio) gamba e piede. Il meccanismo di insorgenza del dolore è da attribuire all’infiammazione di una o più radici spinali lombo-sacrali conseguente alla compressione meccanica delle stesse.

Nei casi più gravi possono comparire deficit muscolari o disturbi sfinterici con incontinenza o ritenzione urinaria e/o fecale (sindrome della cauda).

Tendini e tendinopatie

I tendini sono formazioni fibrose estremamente resistenti che permettono di trasmettere la forza sviluppata dai muscoli alle ossa, rendendo possibile il movimento.

Il tendine è un tessuto connettivo costituito da poche cellule, i tenociti, e da un’abbondante matrice extracellulare formata prevalentemente da fibre collagene (di tipo I) e da un’esigua quantità di fibre elastiche.

L’alterazione e il deterioramento delle fibre di collagene causa una modifica nel comportamento dei tendini che, perdendo elasticità e resistenza, diventeranno sempre più soggetti al rischio di lesioni, strappi o rotture. In questi casi il tendine non sarà più in grado di eseguire il movimento generato dalla contrazione muscolare.

In particolare, in caso di tendinopatie si riconoscono tre cardini fisiopatologici: ridotta perfusione ematica (ipossia), infiammazione/edema e degenerazione delle fibre collagene. 

Parestesie e Sintomi Notturni

Può capitare che durante la notte, il sonno sia disturbato da fastidiosi formicolii e dall’addormentamento di una o entrambe le mani. 
In alcuni casi questa fastidiosa sensazione può interessare l’intero braccio, estendendosi fino alla spalla. 

Questi sintomi prendono il nome di parestesie, condizioni mediche caratterizzate da un’alterata percezione della sensibilità ai diversi stimoli sensitivi (termici, tattili, dolorifici, vibratori) e dall’insorgenza di sensazioni quali, formicolio, pizzicore, solletico, prurito, punture di spillo, ecc., in assenza di stimolazione specifica.

QUALI SONO LE CAUSE DELLE PARESTESIE? Eliminata l’ipotesi che le parestesie possano dipendere da una cattiva posizione tenuta durante il sonno, tale da comprimere i nervi ed ostacolare la circolazione del sangue, una delle possibili cause è determinata dal restringimento dei canali anatomicidetti tunnel, nei quali passano tendini, vasi sanguigni e nervi. 

La sindrome del tunnel carpale (STC) è una condizione patologica assai frequente che coinvolge il nervo mediano nel suo passaggio attraverso il canale (tunnel) carpale. La compressione del nervo, determina la sintomatologia specifica (parestesie, formicolii, sensazione di punture di spillo, dolore)  a carico delle prime tre dita della mano e metà dell’anulare. Sintomatologia che si acuisce nelle ore notturne.

Questi sintomi, se non trattati, possono portare a fastidiose parestesie anche durante il giorno, soprattutto se si mantengono le mani in una posizione fissa per lungo tempo, per esempio, parlando al telefono, scrivendo al computer, stringendo il volante per molte ore.

In questi casi è importante agire contemporaneamente sui diversi aspetti alla base della patologia:

•            stress ossidativo

•            danno metabolico a carico del neurone

•            danno mielinico 

•            ridotta conduzione nervosa

•            trofismo del nervo

Sindrome del Tunnel Carpale: cosa fare?

La Sindrome del Tunnel Carpale si manifesta con formicoliisensazione di intorpidimento e gonfiore alla mano, principalmente a carico delle prime tre dita della mano e parte del quarto dito. Successivamente compare dolore al polso che si irradia anche all’avambraccio, perdita di sensibilità alle dita, perdita di forza della mano e atrofia dell’eminenza thenar (parte della mano alla base del pollice). 

La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia dovuta alla compressione del nervo mediano all’interno del canale carpale, una struttura stretta e rigida (tunnel). Il nervo mediano decorre, nel tunnel carpale, dall’avambraccio alla mano e governa la sensibilità del pollice, indice, medio e della parte dell’anulare vicina al dito medio.

Negli ultimi anni si è riscontrata una forte correlazione tra uso prolungato del computer e disturbi osteo-articolari. Assumere una posizione corretta del corpo, organizzare in maniera ergonomica la postazione di lavoro (sedia, schermo, tastiera e mouse) è molto importante per evitare dolori alle braccia, spalle, schiena e disturbi alla vista.

Il quadro fisiopatologico alla base di questa e di tutte le neuropatie poggia su diversi aspetti:

  • stress ossidativo

  • danno metabolico a carico del neurone

  • danno mielinico

  • ridotta conduzione nervosa

  • trofismo del nervo

Per cui si rende necessario un approccio multifattoriale che agisca CONTEMPORANEAMENTE a tutti i livelli, con attivi specifici e a dosaggi terapeutici.