Escursionismo: come prevenire il dolore al ginocchio

persona che fa escursionismo tra montagne

Trascorrere del tempo all’aria aperta può aiutare a ridurre lo stress e mantenersi in salute. Sulle nostre montagne, soprattutto nel periodo estivo, l’escursionismo è un’attività sempre più popolare. 

Sfortunatamente, fare lunghe passeggiate lungo i sentieri di montagna può causare spiacevoli dolori alle ginocchia. Infatti, le nostre ginocchia sopportano un notevole sovraccarico durante le attività quotidiane, per non parlare delle ore trascorse su sentieri rocciosi e irregolari. Questo è il motivo per cui il dolore al ginocchio è molto comune tra gli escursionisti accaniti.

Questo dolore può essere correlato a molteplici fattori, tra cui: borsite, lesioni del menisco, infiammazione a carico dei tendini del ginocchio, sindrome dolorosa femoro-rotulea o artrosi del ginocchio.

La prevenzione è la migliore linea di difesa e perciò basta apportare alcune modifiche alle proprie abitudini, per godersi la vita all’aria aperta senza rischi e senza dolore.

Scegliere calzature adeguate: l’escursionismo prevede l’attraversamento di terreni irregolari, rocce e altri ostacoli. Trovare scarponi da trekking che forniscano un buon sostegno al piede ed alla caviglia, ma siano al contempo comodi, è essenziale. Delle buone scarpe da trekking dovrebbero adattarsi correttamente al proprio piede ed ammortizzare adeguatamente gli urti e l’impatto col suolo, in modo da alleviare la pressione in eccesso sulle articolazioni. 

Fare stretching prima di iniziare l’escursione: utile una seduta di stretching che riscaldi adeguatamente i muscoli con allungamenti lenti che favoriscono l’elasticità.

Ridurre al minimo il peso delle attrezzature: uno zaino pesante mette a dura prova le ginocchia, scegliere solo ciò di cui si ha veramente bisogno prima di ogni escursione. 

Scegliere i supporti idonei: l’impiego di tutori per le ginocchia stabilizza il movimento articolare e garantisce una maggiore stabilità durante l’escursione. Alcuni appassionati di escursionismo trovano sollievo anche con l’uso di nastro kinesiologico.

Utilizzare dei bastoncini da trekking: numerose ricerche suggeriscono che i bastoncini da trekking sono efficaci nel ridurre il carico sulle ginocchia soprattutto durante la discesa, perché permettono alle braccia e alle spalle di assorbire parte dell’impatto. 

Procedere con calma: meglio percorrere i sentieri con un approccio lento e costante, ciò evita di mettere sotto sforzo le ginocchia. 

L’escursionismo è un ottimo modo per staccare la spina, fare esercizio e godersi la bellezza dei grandi spazi aperti della montagna. Non lasciare che il dolore al ginocchio ti impedisca di goderti uno dei tuoi hobby preferiti.

Tendinopatie: guarire senza rischi

 

I disturbi dei tendini rappresentano un problema molto diffuso tra le persone che praticano attività fisica in modo agonistico o amatoriale. Possono comparire in seguito ad infortuni che colpiscono alcune categorie di lavoratori, i quali sottopongono le articolazioni a stress continui.

Le cause principali sono di origine meccanica:

  • traumi diretti
  • microlesioni 
  • sovraccarico funzionale, detto anche overuse (l’uso eccessivo e ripetuto di alcuni tendini)

Come si manifesta una tendinopatia

Il dolore è il sintomo principale che ci mette in allerta, dapprima si manifesta solo durante il movimento, poi anche a riposo.

In queste situazioni, il nostro primo impulso è cercare di spegnere subito il dolore e recuperare quanto prima il nostro benessere articolare e tendineo. Ma il dolore è un sintomo importante, un campanello di allarme che ci informa su quanto sta accadendo nei nostri tendini.

Con il dolore, il nostro corpo ci sollecita a prenderci cura del problema, non a spegnere la spia e proseguire la marcia. Pertanto, in queste situazioni, è bene recuperare gradualmente la forma fisica e dare ai nostri tendini il tempo giusto per guarire. 

Il dolore è correlato all’ infiammazione e all’edema, che provoca compressione dei vasi sanguigni e dei nervi. Il rischio di complicanze è reale e può condurre alla rottura del tendine stesso o a continue riacutizzazioni.

Per accelerare la guarigione e ridurre i rischi di ricadute e di rottura, è necessario da un lato evitare un intervento drastico sul dolore (come l’utilizzo costante di antidolorifici) e dall’altro ripristinare la fisiologica perfusione tendinea, ridurre l’infiammazione, l’edema e riprendere l’attività fisica con gradualità.

Quando le articolazioni fanno male

Le articolazioni rappresentano le giunzioni tra due ossa ricoperte da uno strato di cartilagine. In “condizioni normali” la cartilagine si presenta come una superficie liscia, lubrificata e nutrita dal liquido sinoviale. Spesso, le articolazioni possono essere dolenti: si possono avvertire dolori articolari passeggeri o continui; i dolori possono essere legati ad un’articolazione specifica oppure interessare più articolazioni anche in modo sequenziale (si spostano da un’articolazione all’altra in tempi diversi).

 

LE PATOLOGIE CHE PROVOCANO DOLORI

Condropatia e Artrosi: processo degenerativo, cronico-evolutivo a carico della cartilagine articolare e della sinovia. Disordine multifattoriale in cui l’infiammazione di basso grado gioca un ruolo chiave. La sintomatologia è caratterizzata dal dolore, che aumenta con il movimento e si riduce con il riposo dell’articolazione, e dall’impotenza funzionale fino alla rigidità, nelle fasi più avanzate. 
Con il passare del tempo, la degenerazione della cartilagine peggiora, il dolore e l’infiammazione si aggravano, dando luogo così alla formazione di un circolo vizioso che si autoalimenta.                                                                                        

Artrite reumatoide: è una malattia cronica che colpisce, prioritariamente, la membrana sinoviale delle articolazioni. Tale membrana reagisce all’infiammazione, aumentando di volume, e invade la cartilagine provocandone la graduale distruzione. In seguito, vengono colpite anche le ossa e i tessuti che circondano l’articolazione e, nel tempo, l’infiammazione può estendersi anche ad altri organi fra cui occhi, polmoni, cuore e reni. 

Artrite da gotta: consegue all’aumento di acido urico nel sangue (iperuricemia) e al successivo accumulo di cristalli di acido urico nelle articolazioni. Colpisce soprattutto mani e piedi e provoca infiammazione, dolore e gonfiore.

 

STILE DI VITA

Non sempre i dolori articolari sono legati a una patologia specifica, ma potrebbero derivare anche da cause non patologiche legate ad uno stile di vita scorretto.  Ansia e stress: si tende ad accumulare tensione muscolare che provoca infiammazione e dolore; Obesità: l’eccesso di peso fa sì che si sovraccarichino eccessivamente le articolazioni, le più colpite sono quella dell’anca, del ginocchio e della colonna vertebrale; Menopausa: con la menopausa scompaiono gli estrogeni e ciò può peggiorare l’artrosi; Sedentarietà: l’assenza o la scarsa attività fisica può essere alla base del dolore che si accusa quando si sollecitano le articolazioni poco allenate; Gravidanza e allattamento: il fisico della mamma deve adattarsi ai cambiamenti della gravidanza e le articolazioni vengono gravate da un peso maggiore; durante l’allattamento, invece, la secrezione di un ormone, l’ossitocina, causa un rilassamento delle articolazioni che diventano più “fragili”.

Artrosi e disturbi alle articolazioni

Persona anziana che si tocca ginocchio dolorante

Lartrosi è un processo degenerativo che coinvolge la cartilagine articolare e si accompagna a processi infiammatori, spesso silenti, che alimentano e peggiorano l’evoluzione della patologia.  I principali fattori di rischio dell’artrosi trovano il loro denominatore comune nell’usura conseguente all’età, al sovrappeso, ad attività lavorative intense, allo sport e a tutte le situazioni che determinano sovraccarico articolare.

L’artrosi inizia con delle microfratture, o fissurazioni, della cartilagine articolare. Le fibre di collagene si dissociano e si attiva un processo di condrolisi, che implica la distruzione del tessuto cartilagineo, e l’innesco della risposta infiammatoria con la produzione di molecole proinfiammatorie. 

La sintomatologia dell’artrosi è caratterizzata dal dolore, che aumenta con il movimento e si riduce con il riposo dell’articolazione, e dall’impotenza funzionale fino alla rigidità, nelle fasi più avanzate. 
Con il passare del tempo, la degenerazione della cartilagine peggiora, il dolore e l’infiammazione si aggravano, dando luogo così alla formazione di un circolo vizioso che si autoalimenta.
Nelle fasi più avanzate della malattia, la limitazione dei movimenti – associata all’avanzare dell’età – comporta la perdita di massa e forza muscolare che determina un maggior rischio di cadute e, conseguentemente, di fratture.  

Visto il carattere evolutivo della malattia artrosica si consiglia di ridurre i fattori di rischio (sovrappeso, obesità, attività lavorative usuranti, sport agonistici…) e utilizzare ciclicamente nutrienti che contribuiscono alla protezione della cartilagine.

Lombocruralgia e Lombosciatalgia quali differenze?



La Lombocruralgia è una patologia dolorosa dovuta all’interessamento del nervo crurale, detto anche nervo femorale, che ha origine dalle radici nervose del midollo spinale a livello delle vertebre lombari (L2-L3-L4).

Il disturbo si presenta con forte dolore che interessa l’inguine, l’anca e la parte anteriore e interna della coscia fino al ginocchio. Tra le cause più frequenti c’è la compressione del nervo in sede vertebrale (artrosi, ernia del disco) oppure l’infiammazione conseguente a traumi, stiramenti o patologie concomitanti.

Oltre al dolore si evidenzia difficoltà nel muovere la gamba, in particolare esiste una limitazione all’estensione della coscia; a ciò si può associare il mal di schiena e una riduzione del riflesso tendineo alla rotula. 

La lombosciatalgia nota anche come sciatalgia, o più comunemente “sciatica”, fa riferimento ad un insieme di sintomi che originano dalla radice nervosa di una vertebra lombare o sacrale e si presentano lungo tutto il decorso del nervo sciatico. Essendo il nervo sciatico il nervo più lungo e voluminoso del corpo umano, la sua compressione provoca sintomi in tutte le regioni corporee che attraversa: zona lombare della schiena, gluteo, parte posteriore della coscia, cavità poplitea (il cavo posteriore del ginocchio) gamba e piede. Il meccanismo di insorgenza del dolore è da attribuire all’infiammazione di una o più radici spinali lombo-sacrali conseguente alla compressione meccanica delle stesse.

Nei casi più gravi possono comparire deficit muscolari o disturbi sfinterici con incontinenza o ritenzione urinaria e/o fecale (sindrome della cauda).

Parestesie e Sintomi Notturni

Può capitare che durante la notte, il sonno sia disturbato da fastidiosi formicolii e dall’addormentamento di una o entrambe le mani. 
In alcuni casi questa fastidiosa sensazione può interessare l’intero braccio, estendendosi fino alla spalla. 

Questi sintomi prendono il nome di parestesie, condizioni mediche caratterizzate da un’alterata percezione della sensibilità ai diversi stimoli sensitivi (termici, tattili, dolorifici, vibratori) e dall’insorgenza di sensazioni quali, formicolio, pizzicore, solletico, prurito, punture di spillo, ecc., in assenza di stimolazione specifica.

QUALI SONO LE CAUSE DELLE PARESTESIE? Eliminata l’ipotesi che le parestesie possano dipendere da una cattiva posizione tenuta durante il sonno, tale da comprimere i nervi ed ostacolare la circolazione del sangue, una delle possibili cause è determinata dal restringimento dei canali anatomicidetti tunnel, nei quali passano tendini, vasi sanguigni e nervi. 

La sindrome del tunnel carpale (STC) è una condizione patologica assai frequente che coinvolge il nervo mediano nel suo passaggio attraverso il canale (tunnel) carpale. La compressione del nervo, determina la sintomatologia specifica (parestesie, formicolii, sensazione di punture di spillo, dolore)  a carico delle prime tre dita della mano e metà dell’anulare. Sintomatologia che si acuisce nelle ore notturne.

Questi sintomi, se non trattati, possono portare a fastidiose parestesie anche durante il giorno, soprattutto se si mantengono le mani in una posizione fissa per lungo tempo, per esempio, parlando al telefono, scrivendo al computer, stringendo il volante per molte ore.

In questi casi è importante agire contemporaneamente sui diversi aspetti alla base della patologia:

•            stress ossidativo

•            danno metabolico a carico del neurone

•            danno mielinico 

•            ridotta conduzione nervosa

•            trofismo del nervo

Sindrome del Tunnel Carpale: cosa fare?

La Sindrome del Tunnel Carpale si manifesta con formicoliisensazione di intorpidimento e gonfiore alla mano, principalmente a carico delle prime tre dita della mano e parte del quarto dito. Successivamente compare dolore al polso che si irradia anche all’avambraccio, perdita di sensibilità alle dita, perdita di forza della mano e atrofia dell’eminenza thenar (parte della mano alla base del pollice). 

La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia dovuta alla compressione del nervo mediano all’interno del canale carpale, una struttura stretta e rigida (tunnel). Il nervo mediano decorre, nel tunnel carpale, dall’avambraccio alla mano e governa la sensibilità del pollice, indice, medio e della parte dell’anulare vicina al dito medio.

Negli ultimi anni si è riscontrata una forte correlazione tra uso prolungato del computer e disturbi osteo-articolari. Assumere una posizione corretta del corpo, organizzare in maniera ergonomica la postazione di lavoro (sedia, schermo, tastiera e mouse) è molto importante per evitare dolori alle braccia, spalle, schiena e disturbi alla vista.

Il quadro fisiopatologico alla base di questa e di tutte le neuropatie poggia su diversi aspetti:

  • stress ossidativo

  • danno metabolico a carico del neurone

  • danno mielinico

  • ridotta conduzione nervosa

  • trofismo del nervo

Per cui si rende necessario un approccio multifattoriale che agisca CONTEMPORANEAMENTE a tutti i livelli, con attivi specifici e a dosaggi terapeutici.

Ipossia e tendinopatie

I tendini sono tessuti, fisiologicamente, meno vascolarizzati rispetto alle altre strutture dell’apparato muscolo-scheletrico. Tale vascolarizzazione è, comunque, sufficiente per garantire un’idonea perfusione dei tendinei e, allo stesso tempo per conferire un’elevata resistenza alla tensione e ai carichi ripetuti e prolungati. 

A tal proposito è stato dimostrato come l’ipossia rappresenta il fattore critico per l’innesco delle tendinopatie poiché promuove la sintesi di collagene di tipo III, meno resistente del tipo I (tipico del tendine), e stimola la produzione di molecole proinfiammatorie che portano a fenomeni degenerativi, alla produzione di metalloproteasi e di sostanze ad attività apoptotica.

L’ossido nitrico (NO) è un messaggero fisiologico prodotto dell’endotelio vascolare e responsabile del mantenimento del flusso ematico distrettuale.

In quest’ottica le strategie che ci permettono di stimolare la sintesi di NO possono agire almeno a due livelli:

  • incrementare le riserve dell’amminoacido L-arginina, che è il precursore diretto dell’ossido nitrico;
  • aumentare l’efficienza dell’enzima ossido nitrico sintetasi endoteliale (eNOS), che trasforma l’arginina in ossido nitrico

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Una volta risolta l’ipossia distrettuale si potrà far fronte anche agli altri aspetti prevalenti nelle tendinopatie:

  • Infiammazione 
  • Dolore
  • Edema
  • Degenerazione delle fibre collagene

SOFFRI DI CERVICOBRACHIALGIA? TI SPIEGHIAMO COS’È

 

PATOLOGIA CERVICALE Forti dolori e fitte che, dal collo, s’irradiano per tutto il braccio? Se avvertite spesso questi sintomi potete soffrire di una patologia del tratto cervicale della colonna vertebrale: la cervicobrachialgia. Una malattia in cui il dolore si origina a livello della zona cervicale per irradiarsi lungo il braccio, fino alle mani.

COS’È La cervicobrachialgia è una condizione invalidante, che colpisce indistintamente entrambi i sessi, è più rara in età giovanile e più frequente tra i 30 e i 55 anni.

DA COSA È CAUSATA Le possibili cause sono: la malformazione della colonna vertebrale; l’artrosi; le ernie del disco; i traumi; la formazione di aderenze. Tutte queste situazioni possono provocare la compressione delle radici nervose e generare dolore.

IL DOLORE INTENSO Il sintomo principale della cervicobrachialgia è il dolore molto intenso e insopportabile: che può limitarsi al collo e alla spalla oppure irradiarsi lungo l’arto superiore fino alle dita.

I SINTOMI PIÙ COMUNI Va detto che di solito la cervicobrachialgia tende a manifestarsi solo su un lato del corpo. Tra i sintomi più comuni: il dolore localizzato, intenso e spesso insopportabile; i formicolii; la rigidità muscolare e la difficoltà nei movimenti di collo, braccio e spalla; la sensazione di avere la mano gonfia e fredda (anche se in realtà non lo è); gli arti intorpiditi; i disagi psichici (per la difficoltà nel compiere anche i gesti quotidiani più semplici, soprattutto dormire). Una volta identificato il problema che genera la cervicobrachialgia, è fondamentale iniziare subito un trattamento. 

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