Malattia Venosa Cronica: come trattarla tutto l’anno?

La Malattia Venosa Cronica (MVC) è una patologia cronica che comprende tutte le alterazioni morfologiche e funzionali a carico del sistema venoso degli arti inferiori.

Le donne risultano quelle più colpite e, in questo contesto, la familiarità si riscontra nell’85% dei casi. La MVC aumenta con l’avanzare dell’età, in caso di obesità e di sedentarietà, ma danno un contributo importante i difetti posturali, il caldo eccessivo, le variazioni ormonali (uso di contraccettivi, gravidanza o menopausa), i traumi pregressi, il fumo di sigaretta.

I sintomi della MVC sono noti: sensazione di pesantezza agli arti inferiori, edema alle caviglie (in particolare la sera), dolore e bruciore a gambe e piedi, crampi. Inoltre, possono anche essere visibili teleangectasie, o vene reticolari, così come varici, iper-pigmentazione, fibrosi cutanea o addirittura ulcere, nei casi più avanzati.

Per poter individuare lo stadio di avanzamento della patologia, è molto importante rivolgersi al proprio medico e sottoporsi agli esami strumentali per una corretta diagnosi. Secondo l’ultima classificazione CEAP nella MVC riconosciamo 7 stadi, a partire da C 0 o primo livello in cui la MVC è assente o non manifesta, con segni di malattia non visibili o non palpabili fino all’ultimo livello C 6 in cui la MVC è manifesta, con ulcere venose attive.


COME SI SVILUPPA LA MVC?

La malattia venosa cronica insorge in seguito ad un’alterazione della circolazione venosa degli arti inferiori. Il disturbo si verifica quando le valvole delle vene diventano incontinenti, per cui il ritorno di sangue verso il cuore risulta difficoltoso, causando un’ipertensione venosa. Nel tempo, l’indebolimento delle pareti vasali peggiora, con conseguente aggravamento della sintomatologia. A questo punto s’innesca il classico circolo vizioso in cui, all’ipertensione, si associa l’infiammazione che aumenta la permeabilità capillare e sostiene l’edema.


COME TRATTARE LA MVC?

L’elastocompressione rappresenta uno dei trattamenti per la gestione della MVC, al fine di rallentarne il decorso, ridurre la sintomatologia e l’edema periferico (1). Al trattamento elastocompressivo, è consigliabile associare un trattamento farmacologico che agisca sul microcircolo riducendo l’iperpermeabilità, sull’interstizio dove occorre contrastare l’infiammazione, e sui linfatici per migliorarne la linfocinesi e potenziare la loro azione drenante al fine di ridurre il gonfiore (2).



1. Benigni JP, Sadoun S, Allaert FA, Vin F.Efficacy of Class 1 elastic compression stockings in the early stages of chronic venous disease Int Angiol, 2003

2. Albrigo R. et al.; Acta Phlebologica 2019;20:8-14

Senso di pesantezza agli arti inferiori, bruciore, pruriti, formicolii, caviglie gonfie?

Sono tutti sintomi caratteristici della Malattia Venosa Cronica che, inizialmente si verificano in maniera transitoria ma che, se non trattati, possono diventare persistenti e tendono a cronicizzarsi. La cronicizzazione dei sintomi determina l’avanzamento della patologia verso gli stadi più gravi, in questi casi ancora definita Insufficienza Venosa Cronica.

Tra le maggiori cause individuiamo:
– l’ereditarietà
– l’alterazione della funzionalità e dell’anatomia delle vene superficiali, determinato da un rilassamento della parete, con conseguente incapacità di spingere tonicamente – e contro gravità- il flusso sanguigno dalla periferia al cuore.

Le gambe sono il punto più declive del corpo, infatti è qui che si verificano le principali manifestazioni di questo disturbo.

Se si desidera mantenere attiva la circolazione si dovrà praticare con continuità attività fisica, indossare calzature corrette (no tacchi alti), per evitare il rallentamento della circolazione, lasciando da parte calzature e pantaloni troppo aderenti ed evitare sostanze che peggiorino la funzione delle pareti venose (ad es. il sale negli alimenti, il fumo di sigaretta o l’uso della pillola anticoncezionale).

Per questo motivo, in caso di malattia venosa cronica, è opportuno intervenire tempestivamente, tramite l’utilizzo di calze a contenzione elastica che agisce sulle vene superficiali, evitando il reflusso sanguigno.
Inoltre, risulta chiaro che per un trattamento efficace non basta agire su un solo aspetto, ad esempio il tono venoso, ma è necessario un intervento più completo e contemporaneo sui 3 aspetti patogenetici della MVC: microcircolo, sistema linfatico e tessuto interstiziale.

Artrosi: degenerazione e infiammazione

L’artrosi è la conseguenza di un processo cronico evolutivo che investe in primis la cartilagine e
conseguentemente tutti gli altri tessuti dell’articolazione, osso compreso.
L’infiammazione cronica riveste un’importanza di primo piano nel processo artrosico. In particolare, è l’infiammazione cronica di basso grado (o infiammazione silente) che gioca un ruolo chiave nella patogenesi dell’artrosi e nel peggioramento delle condizioni cliniche perché agisce in silenzio, senza sintomi.
Quindi, è necessario un NUOVO APPROCCIO che ponga attenzione contemporaneamente alla DEGENERAZIONE e all’INFIAMMAZIONE, con la massima compliance per il paziente.
L’artrosi è una condizione patologica degenerativa in cui si assiste al graduale assottigliamento, fino alla totale scomparsa, della cartilagine articolare. Lo strato cartilagineo, si usura nel tempo fino ad usurarsi e lasciare scoperto l’osso sottostante. L’osso reagisce allo sfregamento formando osteofiti e zone di osteosclerosi nelle zone più sottoposte al peso, la capsula articolare si gonfia, le membrane sinoviali si infiammano.
In questo stato carenziale, per proteggere correttamente le cartilagini occorre prestare attenzione al loro trofismo apportando una quota integrativa delle sostanze che la compongono. Tutto questo al fine di contrastare la degenerazione e l’infiammazione che alimenta la patologia.